Che cos’è
Nell'offset tradizionale l'inchiostro asciuga in due modi contemporaneamente: una parte penetra nella carta, il resto ossida all'aria nel giro di ore. Per questo i fogli appena stampati vengono spolverati con antiscartino, impilati e lasciati riposare prima di poter essere fustellati, plastificati o nobilitati. Nell'offset UV l'inchiostro non asciuga: polimerizza. Contiene fotoiniziatori che, colpiti dalla luce ultravioletta, innescano una reazione che lega fra loro le molecole. Il passaggio da liquido a solido avviene in frazioni di secondo, sotto la lampada, alla fine del gruppo stampa.
La sigla LED indica come quella luce viene prodotta. L'UV classico usa lampade a vapori di mercurio: scaldano molto, vanno accese in anticipo, consumano anche a macchina ferma e generano ozono. I LED emettono su una banda stretta, si accendono e si spengono all'istante, scaldano molto meno e non producono ozono. Le conseguenze pratiche sono tre. Si stampa su supporti sensibili al calore, film plastici compresi. Il consumo elettrico scende. E il foglio esce asciutto e pulito, senza polveri, quindi la lavorazione successiva può partire subito. C'è poi un quarto effetto, quello che si vede a occhio: il colore resta in superficie invece di essere assorbito, e sulle carte naturali e tinte in pasta i pieni tengono, dove l'inchiostro tradizionale sbiadisce.
Come preparare il file
- Il profilo colore si sceglie sulla condizione di stampa reale e sul supporto: patinata e naturale hanno gamme diverse, e l'aspettativa del cliente si allinea in prova, non in macchina.
- Chiedere in prestampa una prova colore che simuli il supporto scelto, non una prova standard su carta lucida. È il passaggio che evita le discussioni a tiratura finita.
- Su supporti sintetici e film l'adesione va verificata: dipende dal trattamento superficiale del materiale, non dall'inchiostro. Su un supporto nuovo si fa una prova prima della tiratura.
- Se il lavoro va al contatto alimentare serve la versione a bassa migrazione della serie di inchiostri: l'UV LED di per sé non è automaticamente a bassa migrazione.
- Vernici, lamine e riserve a registro si dichiarano in prestampa e si preparano nel file. In macchina non si recuperano.
Cosa può andare storto
- La polimerizzazione va calibrata. Sotto-polimerizzare lascia residui reattivi e odore; sovra-polimerizzare irrigidisce il film di inchiostro e può creare problemi di adesione con vernici e lamine applicate dopo.
- L'inchiostro UV costa più del convenzionale e i consumabili sono dedicati. Su lavori semplici in bianca e volta su patinata il vantaggio può non ripagare il costo: è una valutazione lavoro per lavoro, non una regola.
- Un film UV completamente reticolato si comporta diversamente da un inchiostro convenzionale nei processi di disinchiostrazione. Se il progetto rivendica in modo forte la riciclabilità della carta, il tema va posto al fornitore degli inchiostri e documentato.
Domande frequenti
- L'offset UV LED è più ecologico?
- Su alcuni fronti sì: consuma meno delle lampade a mercurio, non usa mercurio, non produce ozono ed elimina l'antiscartino. Su altri, come la disinchiostrazione, va valutato caso per caso. Non è un'etichetta verde da appiccicare al lavoro.
- Si può stampare in UV LED su qualsiasi supporto?
- Quasi. Il limite non è il calore, è l'adesione: sui materiali sintetici dipende dal trattamento superficiale. Su un supporto nuovo si prova prima, sempre.
- Il colore è uguale a quello dell'offset tradizionale?
- Non identico. L'inchiostro resta in superficie, quindi sulle carte assorbenti i pieni sono più carichi e la gamma più ampia. Per questo la prova va fatta sul supporto reale.